Uno spettacolo di Lorenzo Gleijeses
Regia Julia Varley (Odin Teatret)
con Lorenzo Gleijeses e Manolo Muoio
Scene e videoambiente Paolo Calafiore
Foto Tommaso Le Pera
Prodotto dal Teatro Stabile di Calabria
in collaborazione con Mercadante Teatro Stabile di Napoli


L'Esausto o il Profondo Azzurro di Lorenzo Gleijeses, che ho potuto seguire in qualche prova e visto finito almeno quattro volte, tutte soddisfacenti, perché non si smette di coglierne doppi fondi e significati reconditi al di là di una bellezza che sùbito colpisce, ma che permette di scoprirne la quantità di interpretazioni possibili.
Franco Quadri, La Repubblica (venerdì 12 dicembre 2008)


Con pochissimi oggetti, in una scena vuota, "lo spazio si fa tempo": i settanta minuti di spettacolo sono tutti da guardare e pure da sentire... Pubblico giovanissimo e grande successo.
Franco Quadri, La Repubblica (lunedì 2 giugno 2008)


L'Esausto di Gleijeses: che invenzione il Beckett gestuale da non perdere.
Ugo Ronfani, Il Giorno


Così Beckett danza con Gleijeses.
Magda Poli, Il Corriere della Sera


Personaggi che si confrontano ora muti, ora sostenuti da un flusso di parole, ora avvinghiati in un abbraccio difficile da districare, ora impegnati in una danza dai movimenti spezzati, fatta di attrazione e di repulsione. In questo spettacolo, fonte dell'ispirazione di Lorenzo Gleijeses, che ne è l'ideatore e interprete, con Manolo Muoio, è dunque il mondo visto con gli occhi di Beckett, ma letto con libertà espressiva... E' sulle spalle di Gleijeses e Muoio che poggia il peso di questo spettacolo sorprendente.
Mariagrazia Gregori, Del Teatro (sito web)


Una rivisitazione dell'avanguardia teatrale, che non rinuncia nel teatro né all'uso dell'immagine né all'uso della parola, ma subordinano entrambe al rigore del concetto. Notevole conclusione della stagione teatrale del Mercadante Stabile di Napoli.
Renato Nicolini, L'Unità


L'esausto è un vero e proprio personaggio, è unn uomo che cade continuamente in terra, che alla lettera non si regge in piedi. Egli compie sforzi sovraumani o, forse, semplicemente umani, tutti gli sforzi che compiono tutti quelli che cadono, gli sforzi per acquistare la propria dignità…. L'esausto e la sua ombra, essi sono insebarabili, sono uno e due, o due e uno. Si intrecciano, si sostengono, esplodono in un ilare scoppio di vitalità, cominciano a saltare, poi di nuovo cadono. E' suggestiva l'immagine finale, quando l'esausto si specchia e il suo corpo si riflette dapprima su fondo chiaro, poi su fondo scuro, facendosi chiaro esso stesso. Vi è in questo spettacolo un innegabile ordine, vi è una continuità stilistica, una coerenza.
Franco Cordelli, Corriere della Sera


L'esausto o il profondo azzurro, microcoreografie poetiche con flussi verbali e posture facenti capo a uno studio del suicidio o, meglio, del non essere, arrivandovi per stanchezza e insensatezza, per smorfia.
Rodolfo Di Giammarco, La Repubblica


Pensa in grande il giovane Gleijeses…Gleijeses fa sue alcune direzioni già dell'Odin immaginando un testo che al fisico concede molto, ma dimostrando una sicurezza drammaturgia che fa davvero ben sperare…La presenza scenica di Gleijeses è carisma che non si compra…. In certe micro-coreografie omogenee alla recitazione, la forza poetica si amplifica esponenzialmente, la bellezza a farsi concetto totale. Di mente e corpo. E ci si emoziona.
Diego Vincenti, Hystrio


Ciò che la voce non è in grado di restituire viene reso dalla straodinaria fisicità dei due interpreti, funamboli del movimento in grado di condurre l'espressività del loro corpo ai limiti estremi.
Fabio Magi, www.teatroteatro.it